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la Repubblica

Martedì 19 agosto 2008

Il caso

I dati che vedono la nostra regione staccata dal resto del Nord non tengono conto di quanto rendono allo Stato le banchine

E il porto ligure ribalta la classifica "federalista"
per ogni ligure un "credito" di mille euro

"Se alla Liguria
non resterà
almeno l'80% delle
tasse portuali
qualsiasi battaglia
sarà persa in partenza"

 

IL DATO lascia a bocca aperta: se la Liguria - nella hit parade del federalismo fiscale - è ad uno degli ultimi posti (ognuno di noi riceve ogni anno dal "centro" 1089 euro in più di quel che versa), nel caso in cui le tasse portuali rimanessero in Liguria, la situazione si capovolgerebbe: ogni ligure potrebbe "vantare" un credito di 975 euro versati in più rispetto a quanto ricevuto (sempre a testa). All'articolo sul federalismo fiscale (pubblicato il giorno di Ferragosto a pagina 3) risponde il presidente del Movimento Indipendentista Ligure, Vincenzo Matteucci: «L'ottimo articolo di Aldo Lampani su Repubblica deve aprire una importante discussione perché non si tiene conto della "particolarità" della Liguria, la cui economia è prevalentemente marittima. Uno studio della Bocconi del marzo 2007 e numerosi articoli di giornali hanno riportato la notizia che i porti liguri "rendono" allo Stato italiano circa 4-5 miliardi di Euro all'anno di "tasse portuali". Sul sito www.mil2002.org/battaglie/porto.htm ci sono tutte le relative notizie, con riportati in fondo anche gli articoli. Se nel federalismo fiscale non si tiene conto di questo e quindi della possibilità che alla Liguria resti almeno l'80% di tali tasse portuali, per la Liguria la "partita" sul federalismo è perduta in partenza. Teniamo presente che tutte le attività portuali, oltre che rendere 4-5 miliardi di Euro all'anno, "provocano" alla Liguria un inquinamento notevole per i traffici dei Tir e i fumi delle navi nei nostri porti che, con i venti di mare, si riversano sulle nostre città portuali. Quindi decidere di «lasciare» alla Liguria almeno l'80% delle tasse portuali, sarebbe anche un giusto «risarcimento per i danni ambientali». Certo l'introito dell'80% dei diritti e delle tasse portuali raddrizzerebbero in buona parte i conti della Liguria, trasformandola in un piccolo, ma piccolo, Trentino. Però nel gioco del federalismo fiscale, a questo super introito farebbe inevitabilmente seguito un tagli di pari importo in provvidenze dal Centro. La solidarietà fra Regioni - di cui oggi la Liguria beneficia - permarrebbe a favore di altre regioni. La demanialità delle aree portuali sussiste ed il porto di Genova "lavora" per i transiti da e per tutte le Regioni d'Italia e per conto di tutte queste "drena" imposte. Valido sarebbe, invece, il quantificare il danno da inquinamento che il transito comporta, estrapolandolo dal riversamento, e mettendolo a disposizione dell'ambiente e dei suoi cittadini.